Ho avuto il piacere di presentare il libro di una giovane professoressa, Luigia Izzo (detta Lia). Se trovate la sua raccolta di poesie, I singhiozzi del Tempo, leggetela, troverete molti spunti ed un linguaggio forte ed appassionato! Nel corso dell'incontro due studentesse hanno letto delle loro creazioni. Mi hanno intenerita, commossa, presa per mano. Sono poesie che cantano la voglia di scrivere e di esprimersi, svelano con parole semplici delle profonde e immense verità.
Vi propongo la prima, ringraziando la professoressa Crippa per il suo cortese supporto.... e per le sue riflessioni, che presto condividerò con voi!
Avevo quindici anni, frequentavo anche il gruppo della parrocchia, oltre al collettivo femminista, i venerdì letterari e una enorme compagnia piena di ragazzotti appetitosi (avevo le idee un pò confuse).
Il Don, uomo illuminato, alla Domenica ci portava al Cottolengo, l'ospedale dove venivano abbandonati quelli che allora si chiamavano tranquillamente "handicappati", a noi era permesso di accedere solo al reparto bambini.
Ero così giovane da riuscire a dominare la compassione, non ero ancora madre, quindi riuscivo ad affrontare serenamente situazioni che oggi mi strapperebbero il cuore; in particolare si era affezionato a me un bimbetto di 6 anni, nato a termine ma che - già nel ventre della madre - era rimasto bloccato nella crescita, quindi non era propriamente finito. Il suo cervellino non era male, infatti ho poi saputo che è stato dato in affido ad una donna buona e gentile, adesso dovrebbe lavorare al centralino di una banca, ma non l'ho mai più visto. Questo ricordo mi è tornato in mente perchè ho partecipato ad un concorso di poesia, il tema era quello della diversità, così ho scritto una poesia su di lui.
Ve la lascio qui, non tanto per bullarmi ( non è poi così fantastica), ma perchè testimoni il ricordo di quel bimbo abbandonato, per tutti i bimbi - disabili e non - che ancora oggi vengono lasciati soli.
DIVERSAMENTE ADORABILE
Mariolino, ti ricordo
Con gli occhiali neri
(Perché non c’erano le palpebre)
Legati bene alla testina calva
(perché non c’erano le orecchie)
Strizzavo le manine spugnose
(e mancavano anche le unghie)
Nel piccolo lavabo al Cottolengo
E tu chiedevi “Torni domenica?”
Sorridendo strano
(perché mancavano le labbra)
Quello che non mancava mai
Dolce Mariolino senza pezzi
Era la luce del tuo visino
Ed un bacetto umido
Come i miei occhi
La domenica mattina.
Santo cielo, da quanto tempo non scrivo e - soprattutto non leggo più!!!! - sono in pieno periodo di Fiera del Libro, qui a Torino, e così sono arrivata di corsa nel blog. Troppo lavoro, tanta vita e le giornate scorrono come un fiume in piena.....
Ho visto con tenerezza crescere il pancione di Ale, la sua bimba arriverà tra poco e si chiamerà Emma
Ho ritrovato un'amica, così, in una tiepida sera romana, ci siamo raccontate due anni di vita e di emozioni, abbiamo ritrovato i nostri sorrisi, le frasi in codice, i capelli più lunghi e il cuore sempre avanti di tre passi.
Ho trascorso molte pause pranzo con gli amici di sempre, a cui non sarò mai abbastanza grata per l'allegria e l'intelligente ironia con cui sanno rendere preziosi questi momenti
Ho conosciuto persone nuove e interessanti, il mio balcone sta esplodendo di nuova vita, foglie e colori scappano dalla ringhiera protesi verso il cielo, qualcuno sta cantando nel cortile dell'azienda e ci sono rondini sfreccianti in cielo.
Ho passeggiato per il Valentino da sola, un'altra volta insieme ad Amelia, e queste sono passeggiate davvero rigeneranti.
Ho visitato la Venaria Reale, con la sua splendida reggia, e mi sono sentita trasportare nel mondo rarefatto del passato, tra crinoline e battute di caccia
Domani sera andrò all'Albajazz festival e sarà bello riascoltare Fabrizio Bosso.
Piccole cose di vita, momenti del cuore.
Un abbraccio sincero a voi, a poco a poco recupererò, leggendovi, il tempo perduto