Le relazioni, in particolare tra donna e uomo, sono difficili. Cito liberamente dal testo teatrale "L'intervista" della Ginzburg, che ho visto insieme all'amato bene, la bella Ornella e l'irrinunciabile Gianni (come commentiamo bene insieme!!!).
Questa è una profonda verità.
Ricordate il tema delle aspettative? Ora, spesso nei discorsi tra donne appare evidente che noi ci aspettiamo sempre qualche cosa da parte dei compagni, una decisione, un comportamento, insomma, un qualcosa che a noi sembra estremamente logico, mentre per loro costituisce una montagna insormontabile.
Siamo nella fase due, quella in cui (finalmente), ci siamo decise a chiedere che cosa vogliamo:
sposami (fare un corso di primo soccorso per reagire al loro shock anafilattico)
fammi conoscere i tuoi genitori o gli amici del cuore (di questo ci si potrebbe pentire)
fammi una copia delle chiavi di casa tua (che sto sempre sulle scale a farmi compatire dalla portinaia)
andiamo a vivere insieme (vedi punto uno)
figlio (....ma non stiamo bene così, io e te, ci divertiamo, e poi i figli si drogano, e ti viene la cellulite, scusa devo uscire)
lascia un pigiama qui/lascio un pigiama da te ( dipende anche dal rapporto con la donna delle pulizie. Se la casa gliela pulisce la madre, lasciate piuttosto il soggetto)
molla tua moglie (questo è normalmente irraggiungibile)
presentami i tuoi figli (pensateci bene....)
facciamo Natale insieme (sconsigliato per le storie clandestine)
L'elenco potrebbe continuare all'infinito, ho solo evidenziato alcune delle mete impossibili che ci prefiggiamo. Non c'è nulla da fare, a loro non sembra così logico fare un progetto o lasciarci entrare completamente nella loro vita, si scatenano antiche paure di soggiogamento, a volte si sentono addosso responsabilità schiaccianti.
Che fare, allora? Litigare periodicamente? Piangere? Minacciare abbandoni che poi non riusciamo ad attuare?
Il bello di avere un'amica psicologa (grazie Emanuela) è che non da' mai risposte inutili. Lei mi dice: chiedi qualche cosa in cambio. Vedi che cosa può darti lui invece di ciò che vorresti tu.
Mi sembra che questa sia l'unica valida alternativa alla rottura..... pensateci, immaginate quale sollievo potreste leggere nei loro occhi, barattando le chiavi di casa con una settimana alle Mauritius. Oppure accettando la costruzione di una libreria in cambio della conoscenza dei genitori (alla lunga potrebbe convenire).
Lo so, non è quello che vorremmo. però è un qualche cosa che non ci fa sentire completamente frustrate.... Devo dire che la mia amica mi ha fatto riflettere!
Sono più bravi a spendere soldi o muscoli che a spendere sentimenti, spesso.
Forse il fatto di non sentirsi più sollecitati potrebbe addirittura condurli sulla retta via...... (no, la moglie non la lasciano).
A questo punto la strategia è:
Chiedere che cosa volete realmente
Rompere le scatole sull'argomento un pò di volte
A breve distanza dall'ultimo litigio, dove avete esibito non rabbia ma lacrimuccia, evidenziare un'altro vostro desiderio (viaggio, sgombero cantina, borsa di Hermès, abbonamento al balletto con lui presente......)
Insomma l'importante è che capiscano che no, non bastano i Baci Perugina.
Ripiego? Compromesso?
Forse.
L'alternativa è il distacco, non sempre e non tutti lo vogliamo affrontare.
Dibattito?
Buona settimana a tutti!!!
E' sabato sera, sono sul divano, pc acceso e gatti dormienti.
Gli amici sono fuori, questa volta senza di me.
A volte ho bisogno di stare semplicemente con me stessa, approfitto di una delle rare sere in cui questo posto resta vuoto, senza esibire l'insegna "Casa del Popolo", niente via vai di ragazzi, niente pizze ordinate al telefono, nessuna mandria transumante..... Mi piace che gli amici di mio figlio passino molto tempo a casa nostra, ma questa sera è solo per me.
Mi sento intorno questa casa, che ho fortemente voluto, questa casa che mi assomiglia così tanto nella sua confusione di oggetti, colori, profumi ed angoli mai smussati.
Ho anche acceso qualche candela, un bastoncino di incenso fuma piano nel vaso delle orchidee.
Insomma, nessuna scusa, questa sera si pensa. Così, in una notte meno fredda di quelle passate. Senza sfuggire all'esame, a nudo.
Forse riuscirò ad ammettere la mia fragilità, è così difficile per me mostrare il fianco o chiedere aiuto, vivo prigioniera della mia presupposta forza, quasi sempre incapace di mostrarmi bisognosa.
Invece ho bisogno di essere rassicurata, ho bisogno di essere amata, sì, persino io, quella che non scende mai dalle barricate, quella che lotta fino a farsi male, quella che ha pagato ogni piccolo errore, ogni maledetta debolezza, senza mai cedere a qualunque dolore.
Ne ho un maledettissimo bisogno. Non riesco ancora del tutto a chiederlo, ma riconoscerlo per me è un passo grandissimo.
Vorrei sentirmi importante nella vita di qualcun altro, vorrei riuscire ad accettare la mia dipendenza emotiva senza sentirmi stupida.
Ce la posso fare, comunque.
Stanno arrivando i cinquant'anni, posso anche permettermi, come estrema dimostrazione di consapevolezza, di mostrarmi al mondo sensa scorza. E' strano, proprio nel momento in cui cedo alla mia mai sedata insicurezza, smetto di avere paura, perchè la semplice ammissione delle mie debolezze mi dimostra che ho superato la necessità di mostrarmi perfetta.
Così diciamolo, non sono Wonder Woman. No signori, proprio per nulla! Sono pigra, ho spesso paura, a volte mi sento ancora a disagio come quando avevo vent'anni (età mai rimpianta....), basta pochissimo a farmi sentire fuori posto, basta un soffio per ferirmi, mi smarrisco spesso nei labirinti del mio cervello dolente di troppi pensieri, molte volte lascio che il cuore si allontani, perchè almeno lui non soffra.
La corazza è caduta, posso camminare a piedi nudi, non importa se tutti vedono il sangue delle ferite aperte o le cicatrici - molte - del passato. La notte è la mia amica di sempre, il mio rifugio preferito, mi accarezza ora, e mi avvolge protettiva.
Forse riuscirò anche ad ammettere che questo letto vuoto - talvolta - non mi basta più.
Ma questo è un'altra montagna, per oggi può bastare
Cadeva neve pesante sul crepuscolo, quando il cuore è partito, solo.
E' stato difficile scioglierlo da me, però sapevo che doveva andare
perchè non bastava più la mente, perchè l'anima non consolava abbastanza,
o forse perchè, a volte, non ti resta che partire e colmare col viaggio la mancanza. Non esiste un momento preciso, nè un fattore scatenante particolare, è sufficiente una parola che ferisce inaspettatamente; altre volte cade un velo, così, all'improvviso, ed allora vedi ciò che non volevi vedere, di te o degli altri, e proprio non puoi sopportare, non vuoi che il tuo cuore si stringa così tanto, quindi lo lasci andare, resti da solo con quella nuova ed ingombrante consapevolezza.
Prima o poi tornerà, leggero, pronto ad accogliere nuovamente il mondo.
Mi troverà avvolta nell'anima, con la mia spada sguainata a difendere il suo posto, ed io finalmente potrò tornare ad ascoltarlo, senza paura.
A volte, in un sabato pomeriggio di neve e mancanza, accade.
Non è che sono proprio uscita dal pozzo, però non sto male. Grazie per quelli che si sono offerti di condividerlo, sto pensando di arredarlo, in omaggio al famoso detto: "non uscire dal tunnel, arredalo!".
In questo momento di orsaggine, è comunque bello andare a teatro con gli amici, chiacchierare un'ora in macchina, sotto casa, vagare per un mercato rionale la domenica mattina, percepire la tenerezza dei gatti acciambellati sulle mie gambe. Insomma, questa volta non è un pozzo da 41 bis, l'isolamento non è completo.
Il fatto è che, a volte, ti prende qualcosa dentro. come un'insoddisfazione, che però non sai spiegare, un senso di mancanza cosmica, un bisogno d'altro, ma nello stesso tempo di quiete, la percezione di qualche cosa che ti sfugge, e non è solo il tempo.
Guardi fuori e non riconosci i contorni della casa di fronte, hai fame ma nessun cibo ti ristora, provi stanchezza ma non c'è sollievo nel sonno, le notti sono inquiete, al mattino sopraggiunge una luce sgradita, perchè vorrei sempre il conforto della notte, intorno a me.
Sorrido comunque, e mi godo le cose belle che ho. A volte le sensazioni inquietanti sono più forti. Del resto però, anche i neonati spesso piangono senza motivo, così, solo perchè sono vivi.
Buona settimana!
Telefonata con l'amica, ore 00,30 circa.
Amica: Ti disturbo? Pensavo di trovarti sveglia...
Io: Certo che sono sveglia, uscita un quarto d'ora fa dalla Bocciofila Crimea... (offerta per cena: 10 antipasti, primi e secondi a scelta, 11 dolci) sto ancora rotolando. Que pasa?
A: Mi sa che non amo più Marco. Cioè, non lo sento più dentro. Che casino.
Io: Ma dai, solo due mesi fa parlavate di convivere, non ti era venuta neppure la solita orticaria, che cosa è successo?
A: Niente. E' questo che è terribile, niente. Soltanto, è scivolato via dal cuore. E non credevo, ma questo è maledettamente triste, fa male quasi quanto un abbandono.
Vi risparmio il resto, le elucubrazioni, le riflessioni tra fiumi di tisana, io nel letto con i gatti a Torino, lei seduta su un terrazzo ventoso a Palermo.
Ha ragione lei, quando ti accorgi di non amare più è mostruosamente triste.
Non te ne accorgi subito, poi non lo vuoi ammettere, però iniziano le prime irritazioni, le prime frasi che ti esplodono a sorpresa nel cervello, magari proprio mentre ti coccola, del tipo "Che cacchio di mania di arruffarmi i capelli, tanto valeva che andassi dal parrucchiere..... Miiiiii, non è che adesso pensa di far l'amore qui, sono scomodissima.....Uff, sto profumo mi da' alla testa.... Beige, il soffitto lo farei beige, le pareti a stucco veneziano... Scusa, che cosa dicevi?"
Così. Ti rendi conto di non pensarlo più così spesso, prendi impegni che non prevedono la sua presenza, sospiri di sollievo quando il tuo letto è vuoto.
A volte non c'è colpa, semplicemente qualcosa finisce, si rompe. E soffri, senti la mancanza di quel sentimento che ti riempiva il cuore e la mente....
Ho detto alla mia amica che deve staccarsi subito, non avrebbe senso continuare "Per non farlo soffrire", tanto prima o poi soffrirà comunque, almeno essere onesti.
Lei mi ha giurato che ci proverà. Mi sono rannicchiata sotto il piumone, fa freddo e non hanno ancora acceso il riscaldamento.Lei sarà rimasta a guardare il suo meraviglioso mare, avvolta di malinconia, così forte che è arrivata anche a me, perchè un amore finito riguarda tutta la natura. Purtroppo non basta un applauso, come per far rivivere una fata, qui ci vorrebbe un altro miracolo.
I gatti fanno le fusa, il sonno sta per arrivare. La malinconia resta un pò accanto a me, per ricordarmi di essere felice.
Dalle chiacchiere tra amici a volte nascono riflessioni molto profonde. Si discuteva, sere fa, sulla necessità di curare, di coltivare un rapporto; in genere ci si impegna molto al momento del corteggiamento, dei primi momenti, poi si da per scontato che l'ingranaggio possa funzionare in via autonoma.
Io penso che non sia così ( e so che Gianni è d'accordo...), un rapporto, una storia, ha bisogno di manutenzione. Occorre sforzarsi di vedere il mondo dal punto di vista della coppia, è importante superare i propri egoismi ed aprirsi alle esigenze dell'altro.
Non è facile, soprattutto se abbiamo passato lunghi periodi da single.
Ci vuole lavoro, pazienza, attenzione.
Curare un rapporto, per me, è come occuparsi di un giardino: è faticoso, certo, però nulla è così bello come vedere i fiori che sbocciano, i tronchi che si irrobustiscono, le foglie lussureggianti; certo, accade di dover potare dei rami, in alcuni periodi si avrebbe voglia di lasciar prosperare le erbacce, ci sono virus ed insetti pericolosi che insidiano il nostro lavoro, però il nostro impegno nella maggior parte dei casi viene premiato.
E se non va così?
Succede. Non si può evitare di soffrire, accettare un storia significa sapere che esiste questo pericolo. Solo chi non si mette in gioco non soffre.
Amare è accettare il rischio.
O, come diceva la mitica Raffa Carrà: Meglio un capitombolo, che non provarci mai!
Lati positivi di oggi:
sono a Roma, a me questa città suscita sempre emozioni positive. I colleghi qui sono gentili, allegri, i colori splendono vividi e il venticello stempera il caldo
ho una maglia color corallo, morbida e piacevole, mi mette allegria e mi sta bene
il nuovo taglio di capelli è indovinato, mi diverte e mi fa sembrare un po' più giovane.... che non guasta mai .....
una collega mi ha incontrata e mi ha detto: "che bello vederti, mi sei mancata!"
ho parlato con la mia amica del cuore, Lou, che finalmente è in un punto della Corsica in cui prende il cellulare! Ero proprio in crisi di astinenza da contatto con lei.
sto pensando a sabato sera, a come è stato bello festeggiare il compleanno di Luisa e poi godersi fino a notte fonda la bellezza di piazza Carlina (a Torino) con gli amici scaldacuore
mi ha scritto il poeta (fino ad ora sconosciuto) con cui ho collaborato per scrivere una nuova poesia a chiave obbligata ... abbiamo vinto insieme un premio ma non ci conosciamo, è la commissione che accoppia gli scrittori. Che esperienza singolare!!!
insomma, cari amici di blog, che bella la vita quando accadono cose semplici, quotidiane, e soprattutto quando abbiamo mente, cuore e salute per goderle
un bacio ed un abbraccio grande
Lunedì scorso mio figlio ha finalmente raggiunto l'agognato diploma, sia pure con l'annetto sabbatico di ritardo.
Felicità, indubbiamente.
E una sottile malinconia, che mi ricorda che lui ha vent'anni, io ventinove di più.
Come una missione condotta a termine, questo evento mi lascia dentro il grande vuoto delle imprese compiute, un senso di inesorabilità del fluire del tempo.
Basta racconti sui compagni di classe, su pregi e difetti dei prof, sulle materie odiate, molte, e su quelle preferite, solo filosofia.
Basta giornate scandite dall'orario liceale, pagellini, tabelloni.
E' un uomo, insomma.
Lo guardo e penso quanto mi sia costato non avere, per condividere le mie paure e le mie ansie di madre, un padre, mio o suo.
Come dice Baricco: un padre, un amore, qualcuno.
Puoi avere una persona accanto, ma non è lo stesso, ci vuole sangue del sangue. Mio o suo.
Ringrazio le mie splendide amiche, che sono per me una costante fonte di amore e di forza. Lou che è la mia roccia, Eleni che è mia sorella, Luisa che è un'altra sorella, Amelia che mi da' energia e affetto, Ornella fonte di coraggio ed allegria,Lucia che non mi fa sentire la differenza di età, Susi e Barbara che mi coccolano, Ros che sa come farmi stare meglio, Cinzia che mi assomiglia tanto, Valentina che ha le scarpe più belle del mondo ed una coraggiosa fragilità, Cri che non molla mai, Ale e la sua bimba meraviglia
Ringrazio gli amici, la parte bella dei maschi. Matteo con cui dividere in serenità la sera delle dure giornate milanesi, Luca con la sua tenera intelligenza e il suo cuore grande, Alessandro che mi fa sentire Wendi perchè lui è Peter Pan, Costis che mi vuole bene, Meco che sa sempre aiutarmi, Gianni che non smetterei mai di parlare con lui, Fabri che ha sempre un sorriso da regalare, Dario che è il mio confidente, Cosimo e Rosario che rendono migliore persino la vita in azienda.
Ne avrò dimenticato qualcuno, certo è che li ho nel mio cuore.
In questa vita ricca di affetti, l'età che avanza non fa paura, ma ti lascia dentro un sottile rimpianto di altre notti, di altre albe, di altri orizzonti.
C'è un mano tesa da stringere, per camminare insieme.
E ancora tante storie da costruire e da raccontare.
E un figlio, freccia scoccata dal mio arco, che guarda verso il sole
Contrariamente al titolo, la mia riflessione sulla solitudine ne evidenzia il lato oscuro, non quello positivo.
Giorni di festa, giorni di confronto con tante persone. Per qualche strana coincidenza, su cui le "profezie di Celestino" spadroneggerebbero, mi è capitato di toccare questo argomento con amici e parenti diversi, in questi giorni. Ovviamente escludendo la cena pantagruelica alla bocciofila Crimea, dove un argomento così complesso sarebbe stato di disturbo alla digestione.... e dove Gianni e Fabri mi hanno pubblicamente accusata di trascurare il blog.... Ma questa è un'altra storia.
Ognuno ha il proprio modo di vivere e gestire la solitudine. Non importa essere o meno in coppia, la solitudine è uno stato personale.
Ci sono notti infinite, dove il sottofondo di ogni preoccupazione, quelle che si ingigantiscono al buio, è un pensiero dominante "Devo farlo da sola, nessuno mi può aiutare". Non conta la reale gravità del problema, voglio sottolineare quella sensazione costante, quella consapevolezza lucida dell'impossibilità di condividere.
Ci sono donne che non sanno vivere senza un uomo accanto, ce ne sono altre che sono nate sole e lo saranno sempre, perchè il DNA ha preso una tangenziale a senso unico quando sono nate. Io e Lou ad esempio conosciamo molto bene questa strada. Siamo capaci di amare incondizionatamente, eppure non possiamo permetterci di scendere da quella barricata solitaria.
L'intelligenza, la sensibilità, la capacità di intuito sono doti splendide, ma sono anche quelle che conducono i portatori sani di solitudine a sofferenze incomprese, incomprensibili. Vedo amiche ed amici che accennano un "sì" con il capo, perchè questo virus è più diffuso di quanto non ci si aspetti.
Si è soli quando si arriva ai vertici della carriera, quando si comanda, quando ci si ammala, quando il mondo viaggia troppo lentamente, oppure troppo velocemente, quando si perde qualcuno.
La mia amica Eleni, una squisita pittrice greca nella vita, una delle mie sorelle adottive nel cuore, mi ha regalato una sua opera, dove una donna nuda dorme dentro una scarpa, una di quelle sottili con il tacco a spillo. La scarpa si vede all'interno della sua scatola, su cui c'è scritto "SOLITUDINE", fa parte di una bellissima raccolta di 100 opere.
Le ho chiesto spiegazioni, e lei, con i suoi occhi neri che guardano sempre verso un qualche mare, mi ha risposto : "Perchè nulla evoca così forte il concetto di solitudine come una vetrina piena di scarpe".
Forse perchè in genere sono spaiate, in vetrina.
O forse perchè, semplicemente, per Eleni è così.
Oggi ho letto con tenerezza la poesia che Baronerosso ha dedicato a Darioflores, che avevo avuto la fortuna di apprezzare sul sito di Scrivi. Per un singolare caso, le dolcissime note di questa poesia si sono allineate con le mie emozioni della giornata, iniziata in un cimitero.
Oggi ricorre un anniversario di scomparsa, per me.
Non amo i cimiteri, non riesco a pensare che le persone che ci hanno lasciato siano lì, però raramente ci passo; ogni volta mi risuona nella mente la foscoliana amarezza "Anche la Speme, ultima dea, fugge i sepolcri..." per me però non è così.
Nei cimiteri c'è quiete, silenzio, un silenzio definitivo, ma non minaccioso.
Quando ero piccola, e girovagavo con i genitori per il Monumentale di Torino, osservavo con curiosità le tombe, le strane statue su alcune, inventavo storie. Accanto alla tomba del nonno era stato eretto un piccolo monumento, con sopra un violino di pietra, allora mi raccontavo che - di notte - tutti i defunti uscivano e stavano in ascolto del musicista, che suonava quel violino per loro.
Nel piccolo cimitero di paese di oggi, c'è una bellissima statua che raffigura un cane da caccia, l'orgoglio del padrone defunto; su un'altra un Cristo seduto in meditazione, su altre ancora angioletti, piccoli compagni dei bimbi che troppo presto sono volati con loro.
No, non mi sento disperata, qui, sento che tutto il caos del mondo viene continuamente rimestato e placato dal lento ruotare del cerchio della vita, qui ogni ricordo pulsa di emozione, tutti sono irrimediabilmente uguali eppure speciali, ogni fiore sussurra una storia, le parole non dette, un sospiro.
Porto dentro di me i volti delle persone che - a poco a poco - mi hanno lasciata, non ho certo bisogno di queste lapidi per ricordare, ma posso capire chi spesso si siede davanti ad una foto e parla, come faceva prima. Può aiutare a sostenere il distacco.
Io, per ognuno dei miei morti, ho conservato solo i pensieri positivi, lasciando cadere i rancori e le ferite, perchè questa inesorabile Livella ha reso ognuno degno di rispetto. Io sono ancora qui, sono viva, ciò mi basta per deporre qualunque sentimento negativo.
Per continuare nelle combinazioni, solo ieri notte, nelle mie ore di consueta e ribelle insonnia, leggevo "I segreti di Roma", e vi ho ritrovato una delicata e struggente dedica per un bimba scomparsa:
Terra, sii lieve per lei, ella lo fu per te
Ho ricordato questa lapide, ripescandola nei miei studi giovanili, e ricordando che la stessa dolcissima malinconia mi aveva già presa allora....quanti di noi ricordano parenti o amici che sono passati leggeri sulla terra, lasciando solo buoni ricordi e profumo di armonia?
Coincidenze, combinazioni.Oggi, evidentemente, era un giorno di riflessione, persino per questa strega di collina, che copre col velo dell'irriverenza qualche cicatrice lontana.
Buona settimana, bellissimi amici